La dura via della canapa

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La canapa si sta rivelando una risorsa importante per la bioeconomia, ma la filiera industriale deve essere ricostruita

É una pianta ecologica, resistente ed è facile da coltivare, oltretutto senza pesticidi e diserbanti inquinanti, combatte l’erosione del terreno e riesce persino a risanare i terreni inquinati. Parliamo della canapa, la cui coltivazione è osteggiata ancora oggi e mentre il suo utilizzo nel settore tessile è problematico. «In Italia non esiste più la capacità di trasformare la fibra in filo. Si può coltivare la pianta ma manca la parte industriale, perché non ci sono più macchine che possano lavorarla», afferma Mauro Vismara, imprenditore e fondatore dell’azienda Maeko che produce tessuti e filati naturali come  canapa, ortica, soia, crabyon, bambù, lino, cotone biologico, fiocco di Yak. Il risultato di ciò è che l’azienda deve lavorare nel distretto tessile torinese la canapa mescolandola con altre fibre vegetali perché in Italia non esistono più le attrezzature specifiche per la lavorazione della canapa.

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